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Le antiche maschere dei Matoci
14/02/2012
In Trentino il Carnevale non è solo mascherine, carri e divertimento. È anche l'occasione giusta per un tuffo nelle radici, nella riscoperta di antiche usanze.
Uno degli appuntamenti nei quali più sentito è questo ritorno al passato è il Carnevale dei Matoci, che ogni anno si tiene in Valfloriana e che in questo 2012 è in programma sabato 18 febbraio. Esso rappresenta uno dei festeggiamenti carnevaleschi più arcaici del Trentino e di tutto l'arco alpino. Capace di unire il classico divertimento di questa ricorrenza con una esaltazione dell'arte e dell'artigianato locale, grazie alle bellissime “facère”, maschere in legno curate in ogni minimo dettaglio. I festeggiamenti raccolgono sei diverse figure, ovvero i Matòci, gli Arlecchini, i Sonatori, la Bèla, gli Sposi ed i Paiàci. Si tratta di personaggi agghindati con vestiti sgargianti, costumi colorati e, appunto, queste maschere in legno a coprire il volto. Insieme formano un'allegra brigata che in questa giornata si sposta di paese in paese della valle, rievocando così l'antichissima
tradizione dei cortei nuziali di un tempo ed in ogni “tappa” del proprio peregrinare si lasciano andare a risa, scherzi, atti di giubilo ed abbondanti libagioni. Il corteo è aperto dai Matoci, che rappresentano gli stranieri i quali prima di poter entrare in uno dei paesi devono essere interrogati dalla gente del posto e, ad ogni domanda, devono rispondere camuffando la voce e facendo tutto il possibile per non farsi riconoscere. Nel frattempo tutti gli altri animano il corteo inscenando situazioni e fatti della vita di paese, passando così di borgata in borgata sino ad arrivare a Casatta, la frazione più bassa di Valfloriana, dove un grande ballo finale chiude questa giornata.
Quest'anno la partenza del corteo mascherato è fissata alle 10 dalla frazione di Sicina, dove a dare il “buon viaggio” all'allegra combriccola saranno un piatto di brodo ed uno di “ambleti”, ovvero una crepes più spessa di quella francese che può essere ripiena di marmellata oppure di salumi. Dopo un paio d'ore di cammino ecco la prima tappa, a Montalbiano, dove la comitiva si ciberà di paneti (panini) e wurstel, prima di riprendere il proprio cammino verso Valle Casanova. Dove nel piatto, sempre dopo aver preso parte al goliardico botta e risposta con gli abitanti della borgata, ad attenderli troveranno una zuppa d'orzo. Da lì ci si dirigerà a Dorà per un buon piatto di “pasta suta” (pastasciutta) prima di giungere a Villaggio e rifocillarsi con polenta e luganeghe. Un'altra ora di cammino ed eccoli a Barcatta per un assaggio di zighere, un formaggio tipico fiemmese, e patate, prima di dirigersi alla volta dell'ultima sosta. Quella finale, quella di Casatta, dove il corteo arriverà accolto dalla popolazione e da... un piatto di fumanti canederli in brodo. Per tutta la serata poi musica e animazione, un ballo in maschera per chiudere in bellezza questo Carnevale fra passato e presente.
Info:
www.visitfiemme.it
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