Scopriamo il mondo della lana
28/04/2010
Riscopriamo la cultura della lana e favorire il recupero della produzione in loco di questa fibra tessile assieme alla Libera Associazione Pastori e Malghesi del Lagorai.
Qual è stato il primo prodotto agricolo europeo a subire le logiche del mercato globale? Nessun ortaggio o cereale, bensì la lana prealpina, sostituita già alla fine degli anni cinquanta dalla concorrenza australiana e neozelandese. Forti di prezzi più vantaggiosi, le lane provenienti dall'Oceania riuscirono a spiazzare gli allevatori italiani transumanti, distruggendo poco a poco una realtà economica e culturale. La lana in Italia, e quindi anche in Trentino, si trasformò in quel tempo da bene primario a prodotto praticamente inutile, se non addirittura un rifiuto da smaltire, per di più uno scarto ad alto impatto ambientale.
Per riscoprire la cultura della lana e favorire il recupero della produzione in loco di questa fibra tessile, la Libera Associazione Pastori e Malghesi del Lagorai, con il patrocinio dell'Assessorato alla cultura di Strigno, ha quindi avviato un progetto denominato «Il ritorno della lana». Ad ospitare il corso non poteva che essere la Valsugana, la terra che in Trentino vanta da sempre il maggior numero di capi ovini. Sulle rive del Brenta tutta la lana proveniente dalle due tosature annuali aiutava a tener vivo il territorio di montagna, fornendo lavoro ad intere generazioni nei lanifici di valle e promuovendo un fertile commercio con le vicine città vicentine e padovane. I prodotti che caratterizzavano il mercato erano calze, guanti, berretti, biancheria intima, maglie, materassi, cuscini, tappeti e coperte, prodotti sia a domicilio sia in laboratori artigianali di paese. Accessori che avevano una particolarità in comune, ovvero l'essere prodotti «a chilometri zero», come si direbbe oggi.
Le varie attività legate all'allevamento ovino garantivano la chiusura di un ciclo zootecnico in modo sostenibile. Dietro questo lavoro si celavano inoltre numerosi segreti del mestiere, tra cui l'obbligo di effettuare la tosatura con la luna calante e nel luogo di provenienza del gregge. Queste ed altre sfaccettature della cultura laniera della Valsugana sono i temi dominanti del corso, che prevede un ciclo di incontri dedicati ad argomenti come «La follia di vestire in plastica», la filatura e la cardatura della lana, la colorazione naturale della lana vergine, dalla feltratura della lana al manufatto, il lavoro a maglia.
Il progetto vuole essere quindi un primo approccio al ricco e complesso mondo della lana e delle sue tradizioni, con la convinzione che questa attività che ha segnato la storia della Valsugana e di altre zone del Trentino possa ritornare ad avere una propria dignità, grazie anche al recupero di tecniche tradizionali in forma creativa ed innovativa. Il percorso continuerà poi nel 2011 con attività più articolate e la collaborazione del Centro Nazionale della Ricerca per un progetto di recupero della lana proveniente dai greggi della Valsugana.